IL CINEMA E' IL VAMPIRO

con Alessandro Stellino (Filmidee.it)

 

 

Poche figure hanno attraversato l'immaginario cinematografico di un intero secolo come quella del vampiro. Per comprendere i motivi di questa fortunata longevità è necessario comprendere che tale longevità non è dovuta solo all'immortalità del dna vampiresco ma anche alla stretta relazione che lega il “principe della notte” con il cinema. Non è un caso, infatti, che nel finale di Intervista con il vampiro di Neil Jordan, il vampiro si rechi al cinema perché solo lì può vedere l'alba. E l'alba che vede è quella di Sunrise, capolavoro di F. W. Murnau che ha dato al cinema la prima, grande figura di vampiro con Nosferatu.

E se il vampiro succhia la propria linfa vitale agli altri esseri umani, il cinema fa la stessa cosa: la cinefilia può essere vista come una “malattia” che spinge a nutrirsi di film nel buio della sala cinematografica. Il nutrimento offerto dai film è tolto alla vita che, nell'apparente arricchimento legato all'esperienza delle innumerevoli visioni, si vede sottratta l'esperienza reale della vita vissuta. D'un tratto il cinema diventa il vampiro e il cinefilo la sua vittima.

 

Nel corso dei decenni, la figura del vampiro ha riempito gli schermi così come, in precedenza, aveva riempito le pagine di saggi sul folclore e romanzi, soprattutto a partire da Il vampiro di John Polidori e, dal suo celebre discendente, Dracula di Bram Stoker.

Il vampiro più famoso dei primi anni del cinema è però una donna che non succhiava sangue ma “mangiava” uomini: Theda Bara è stata la vamp per eccellenza degli anni del muto, icona della donna predatrice e succhiasangue solo in via metaforica. Sarà F.W. Murnau, di lì a poco, a offrire il primo grande ritratto di vampiro al cinema con il suo Nosferatu, ispirato proprio al romanzo di Stoker: il vampiro è la personificazione del male ma, come in altri capolavori dell'espressionismo, il “mostro” è piuttosto un presagio dei totalitarismi in ascesa.


Dracula diventa un'icona universale nel 1930, quando la Universal produce la versione cinematografica della commedia che, ispirata al romanzo di Stoker, furoreggia a Broadway. Il Dracula diretto dall'esperto Tod Browning lancia Bela Lugosi come vampiro iconico:  aristocratico, mitteleuropeo, ambiguo, affettato nei modi e sinistro negli scopi. Il film sfonda al box office e dà il via all'epoca d'oro del cinema horror, che procede per oltre un decennio sfociando nelle inevitabili parodie.


Trent'anni dopo, la figura del vampiro, fiaccata da commedie e iterazioni senza fantasia, sembra aver esaurito la sua carica soprattutto con riguardo al suo scopo primario: quello di spaventare. La scossa arriva nel 1958 quando l'inglese Terence Fisher dirige per la Hammer Dracula il vampiro, lanciando Christopher Lee nel ruolo del titolo e Peter Cushing in quello della sua nemesi, il cacciatore Van Helsing. Fisher e Lee aggiungono al personaggio di Dracula una dimensione romantico-sensuale che, pur appartenente alla tradizione letteraria, non era stata molto usata al cinema. Dracula diventa un antieroe romantico che attrae e respinge le donne con il fascino del male, non più semplicemente un essere malvagio, ma anche il motore del desiderio e della passione.


Con i film della Hammer la figura del vampiro cambia radicalmente. Italiani e francesi approfittano del nuovo connubio tra orrore ed erotismo sensuale, contribuendo in maniera decisa a “lanciare” la figura della vampira, centrale in un genere sempre più spostato verso una morbosa sensualità. Il sangue e la rosa di Roger Vadim si ispira a Carmilla, il classico di Sheridan Le Fanu, così come farà qualche anno dopo Camillo Mastrocinque con La cripta e l'incubo. Come di consueto, letteratura e leggenda si fondono nell'immaginario cinematografico e molti sono i film ispirati alle gesta sanguinarie della contessa ungherese Erzsebeth Bathory, vampira sui generis, dedita a cure di bellezza mediante bagni nel sangue di giovani vergini, da La vestale di Satana a Il plenilunio delle vergini.

Gli anni '70 conducono il vampiro fuori dal gotico e dentro la modernità, in miriadi di travestimenti e contaminazioni. Il Dracula di Francis Ford Coppola segna una nuova pietra miliare del genere: insieme a Intervista con il vampiro di Neil Jordan ribadisce il cote romantico della vicenda, anche se un vero aggiornamento ai tempi moderni lo offre Kathryn Bigelow con il fondamentale Il buio si avvicina, interpretato da vampiri giovani e post-punk. I vampiri perdono la patina aristocratica e diventano come noi. Perfettamente inseriti in un mondo che non crede in loro, diventano una società indipendente all'interno di quella umana. Come una minoranza etnica, i vampiri cercano un loro spazio anche attraverso una difficile unione con gli esseri umani. La saga di Twilight prende elementi preesistenti per creare un universo composito e articolato dove sono proprio i sentimenti il motore dell'azione, confermando le doti di una figura, quella del vampiro, che è sempre stata capace di mutare per mantenersi al passo con i tempi.

 

PROGRAMMA:

 

8/11 - Dracula: Io sono leggenda (parte prima) – Luci e tenebre

14/11 - Dracula: Io sono leggenda (parte seconda) – Rosso sangue

22/11 - Il tormento e l'estasi

29/11 - La dipendenza e il contagio

13/12 - Immortali: I vampiri nel Nuovo Millennio

 

I tesserati Algo mas che seguiranno almeno l'80% delle lezioni riceveranno un attestato di partecipazione.