CINEMA IS NOT DEAD. WE ARE

- INTRODUZIONE ALLA VISIONE CINEMATOGRAFICA - 

 

 

a cura di Alessandro Stellino

 

L'affermazione che il cinema sia morto è vecchia quanto la sua nascita.

Sin dai primordi della settima arte c'è stato chi ha sostenuto si trattasse di un'arte senza futuro e nel corso del secolo passato, puntualmente e in maniera ricorrente, in tanti ne hanno annunciato il trapasso.

Invece, ad ogni nuova svolta (il passaggio dal muto al sonoro, dal bianco e nero al colore e – oggi – dalla pellicola al digitale), il cinema è stato capace di reinventarsi e riprodursi, restando sempre più vitale che mai. Coloro che negano questa evidenza lo fanno perché sono incapaci di guardare al di là degli orizzonti abituali e rinunciare a servirsi delle forme acquisite.

Il cinema costringe chi lo studia a ridefinirne costantemente i confini e, in virtù dei nuovi svolgimenti, a scrivere nuove pagine della sua storia, modificando quelle scritte in passato: ogni nuova pagina implica uno sforzo di revisione, la volontà di rimettere in discussione le certezze acquisite, la necessità di osservare lo schermo da un nuovo punto di vista.

Chi non lo fa, chi arretra di fronte al nuovo del cinema, si nasconde dietro la propria incapacità e preferisce proclamarne la morte.

Ciò che è certo è che, oggi più che mai, il cinema non si trova là dove ci dicono di guardare. E se chi dovrebbe indicare la strada si tira indietro di fronte alla sfida e alla ricerca, questo non significa che il cinema sia morto ma che siamo morti noi: i critici.

 

Che il cinema si trovi a dover affrontare ciclici periodi di crisi è un dato di fatto, negarlo non serve, ma appellarsi a un decadimento irreversibile è, oltre che inutile, anche deleterio ai fini di chi desidera davvero comprendere la natura del cinema e la sua essenza che – questa è la verità – non è mai sostanzialmente mutata.

Attratti dalla magia dell'immagine proiettata sullo schermo, bambini, ragazzi, uomini e donne continuano a credere nell'eterna magia di questo mezzo, nato proprio come attrazione da fiera nei luna park e nei tendoni del circo alla fine dell'800.

Le prime proiezioni dei fratelli Lumiere vennero accolte dagli spettatori con l'emozione di chi assiste ad un evento nuovo e sorprendente, a metà strada fra la meraviglia tecnica e la magia. Per mezzo dell'immagine si è aperto un nuovo canale, lungo il quale scorrono una quantità inesauribile di informazioni, sostanzialmente a disposizione di tutti e l'immagine, almeno apparentemente, è comprensibile a chiunque.

Ma è davvero così? Che cosa è cambiato nel corso di oltre un secolo? Il cinema è sempre lo stesso di prima? Che cosa ci aspettiamo da un film e qual è il ruolo dello spettatore? In che modo partecipa alla visione?

Solo comprendendo il rapporto che lega lo spettatore all'opera cinematografica, infatti, è possibile comprendere gli enormi mutamenti in atto all'interno dell'industria. In questa riflessione il ruolo del critico è più che mai necessario, perché è l'unico in grado di decifrarne il linguaggio, di fare da mediatore tra l'immagine e l'occhio, tra film e pubblico.

Vi è, infatti, nel rapporto fra spettatore e schermo, un pericolo: che si accetti passivamente qualsiasi tipo di proposta, senza saper distinguere ciò che è valido da ciò che non lo è, assorbendo tutto quello che viene prodotto dall'industria. La comprensione dei segni che la regolano è di cruciale importanza per qualunque discorso relativo alla valutazione dell'opera.

 

Dopo aver illustrato i principali problemi legati all'analisi del film e aver analizzato l'evoluzione della figura del critico, dall'epoca dei primi recensori fino al fiorire indiscriminato dei blog e dei forum di discussione, si prenderanno stavolta in esame le tendenze centrifughe del cinema, le forzature che il cinema stesso impone a se stesso, come se facesse fatica ad essere contenuto nei limiti imposti – quelli rettangolari dello schermo e quelli tracciati dalle convenzioni narrative.

 

Il cinema si tiene in vita e si ricrea per mezzo di scarti, di strappi, producendo immagini che annullano quelle che le hanno precedute, divorandole e inglobandole.

I limiti della visione vengono infranti. I codici del racconto rielaborati. Il cinema riscrive il proprio linguaggio imponendo la necessità di uno sguardo sempre puro, attento. Vivo.

 

Programma degl incontri

 

1.      Storia della morte al/del cinema. Dalle origini a oggi.

2.      L'invenzione del 3D/Il 3D è un'invenzione: il cinema non è mai cambiato

3.      La marginalità come forma di sopravvivenza: spostamenti progressivi del cinema sperimentale.

4.      Storia dei tabù al cinema: dalla sovversione all'omologazione.

5.      Il futuro del cinema è online: le nuove piattaforme per la diffusione dei film in rete e la critica cinematografica ai tempi di Youtube.

 

1. Fin dalle sue origini il cinema si è trovato a convivere con lo spettro della propria morte. Persino uno dei suoi padri, Louis Lumière, ne preconizzò la fine già all'alba del '900, sostenendo trattarsi di “un'invenzione senza futuro”. Altri, teorizzarono invece il contrario, ovvero che il cinema, in quanto sviluppo ulteriore delle arti plastiche e della fotografia, fosse in grado di restituire la vita alle cose morte (André Bazin: “Ontologia dell'immagine fotografica” e “Morte ogni pomeriggio” in Che cos'è il cinema, Garzanti, 1973)

A un secolo di distanza, la modernità del cinema del cinema delle origini (Méliès, Griffith, R.W. Paul) e del muto (Murnau, Dreyer, Lang) è ancora evidente.

 

2. Per trovare una via d'uscita dai momenti di crisi che punteggiano la storia della settima arte fin dalla sua nascita, l'industria fa affidamento alla componente tecnica del mezzo. Dove scarseggiano le idee si ricorre al travestimento della forma. Sfidato sul suo stesso campo da un mezzo più agile e leggero come quello televisivo, il cinema mantiene il proprio primato conservando e rafforzando il proprio statuto di macchina spettacolare. Il formato panoramico, il dolby surround e il 3D si coalizzano per catturare lo spettatore in fuga e imprigionarlo dentro lo schermo. Ma, nelle sue caratteristiche basilari, il cinema non è mai cambiato e i mutamenti tecnologici non sono in grado di mascherarne l'obsolescenza quando si dimostra incapace di rinnovarsi dal proprio interno.

Il 3D l'hanno inventato i Lumiere ed è già (ri)morto e (ri)sorto nel 1953 con i film di fantascienza tridimensionali.

 

3. La sperimentazione formale fa parte della natura stessa del cinema. Sono scienziati alcuni dei fondatori della settima arte e la componente di ricerca è connaturata al mezzo fin dalle origini (Talbot, Muybridge, Marey). Con l'avanzare possente del cinema hollywoodiano, capace di conquistare tutti i territori esplorati, quelli inesplorati restano provincia dell'impero attraversata dal cinema sperimentale e d'avanguardia. Parallelamente a quella ufficiale, andrebbe scritta una nuova storia del cinema che tenga conto di ciò che è stato realizzato in nome della ricerca artistica e di quanto di più innovativo è stato realizzato in questo campo.

Dai film di Maya Deren a quelli di Martin Arnold e Peter Tscherkassky, passando per La jetée di Chris Marker, la strada che dalle origini porta alla odierna videoarte esposta nei musei di tutto il mondo.

 

4. La storia del cinema è anche una storia di strappi e ferite. È la storia di ciò che lo sguardo è o non è in grado di percepire e accettare: se il cinema riproduce e reinterpreta il reale, ci sono sempre state e ci sono ancora zone d'ombra che vengono celate, sottintese o appena sfiorate. I grandi tabù del cinema sono, da sempre, il sesso e la morte, ma anche la loro rappresentabilità è stata ripetutamente infranta. Cosa succede quando vengono abbattute le barriere del mostrabile, anche se in nome di una maggiore libertà d'espressione? “L'abolizione di un tabù porta alla sua svalutazione e alla finale accettazione di esso come 'normale', non più minaccioso né stimolante” (Amos Vogel, Il cinema come arte sovversiva, Studio Forma, 1980)

La storia del rimosso cinematografico erode ai margini quella tradizionale, grazie al cinema dei maestri (Bunuel, Bergman, Pasolini, Herzog) e a quello di integerrimi sperimentatori (Warhol, Bruce Conner, Carmelo Bene)

 

5. Dagli anni Zero in avanti, con la diffusione sempre più capillare di internet e la possibilità di scaricare i film online, il destino del cinema è mutato radicalmente. Come sopravvivere di fronte alla pirateria informatica che rende le pellicole disponibili sui portatili e sui cellulari in tempo reale e a costo zero? Per l'industria cinematografica il web è il nemico numero uno e solo gli investitori più attenti hanno intuito che la possibilità di raggiungere un pubblico molto più ampio di quello che frequenta le sale cinematografiche costituisce una svolta forse decisiva. Negli Stati Uniti, siti di streaming come Netflix dominano il mercato e investono in esso. La piattaforma di MUBI rende disponibile a tutti il cinema d'autore mondiale a cifre irrisorie. Festival Scope programma online i film in contemporanea con i maggiori Festival del mondo. E per i più giovani, oggi, il cinema è quello che vedono su Youtube...

 

Per chi frequenterà almeno l'80% delle lezioni verrà rialsciato un attestato di partecipazione.