EU-VISION: Educazione all’immagine attraverso, la fotografia, la pittura, la scultura ed il cinema

A cura di ANYWAYGROUP, CAN-D e Filmidee.it

 

PRIMA PARTE "ARTE E COMUNICAZIONE"

DAL 14 MARZO 5 MERCOLEDI' DALLE 19.00 ALLE 21.00

con Antonio Dalle Rive e Barbara Pietrasanta (ANYWAY GROUP)

 

Gli incontri si suddivideranno in due momenti frontali rispettivamente condotti dai due relatori. Avranno una durata di circa 45 minuti ciascuno con i restanti 30 minuti dedicati ad approfondimenti e confronto con il pubblico. Saranno, inoltre, proposti esercizi pratici utili all'esperire.

Obiettivi e metodo: l'obiettivo è fornire gli strumenti fondamentali di percezione e analisi per la lettura critica  e l'interpretazione dell'opera d'arte nel panorama dei vari media espressivi. Oltre all'analisi dell'opera, dell'artista, della poetica e della tecnica sarà posto l'accento sulla comprensione del  linguaggio e della sua veicolazione legata al contesto e alla fruizione. La lettura delle opere, non solo del mondo dell'arte ma anche di quello della comunicazione e dei mass media  ci guideranno verso la comprensione del senso e della percezione della cultura estetica anche contemporanea.

Si richiede ai partecipanti di portare con sé un blocco di fogli bianchi ed una matita per esercizi mirati.

 

1 lezione  IL CONTESTO "se Michelangelo e Artemisia fossero uomini dei nostri giorni?"

 

2 lezione LA LUCE IL VOLUME E IL VUOTO " la visione: inganno o artificio?"

 

3 lezione IL SEGNO E IL COLORE "il pensiero di testa e di pancia"

 

4 lezione LA CULTURA DELLE IMMAGINI "Il secolo breve e il suo breviario"

 

5 lezione LE F.A.Q. DEL CONTEMPORANEO "districarsi nella società delle immagini"

 

 

I tesserati Algo mas che seguiranno almeno l'80% delle lezioni riceveranno un attestato di partecipazione.

 

SECONDA PARTE  "LO SGUARDO CHE INCIDE"

A MAGGIO DALLE 18.30 ALLE 20.00

con Alessandro Stellino (Filmidee.it)



Tra due fotogrammi di un film c'è sempre uno spazio nero, un
nanosecondo di buio, impercettibile e subliminale, in cui la nostra
mente è inconsciamente chiamata a colmare il vuoto, a collaborare alla
creazione filmica.
È in quell'infinito ripetersi di buio e luce, immagine e sua assenza,
che si definisce la natura ontologica del film e l'apporto dello
spettatore, il cui sguardo è chiamato a colmare le lacune tra i
fotogrammi, connettendoli uno all'altro.
Lo sguardo è il filo di cucitura che tesse il film.


Il 1960 è un anno cruciale, nella storia del cinema, per
l'identificazione dello sguardo spettatoriale con quello del voyeur:
L'occhio che uccide di Michael Powell è l'atroce ritratto di un uomo
solo e traumatizzato che riversa nell'ossessione verso l'immagine
filmata tutta la propria problematica relazione con il mondo esterno.
Cineasta amatoriale, il protagonista, filma giovani ragazze nell'atto
di ucciderle e fa si che esse possano vedersi mentre muoiono grazie a
uno specchio convesso posto sulla macchina da presa. Powell porta così
alle estreme conseguenze la spinta voyeuristica hitchcockiana di La
finestra sul cortile e Psycho.


La stessa cosa farà Brian De Palma nel decennio successivo, con Blow
Out, Vestito per uccidere e Omicidio a luci rosse. Ma prima c'è stato
il fondamentale apporto alla questione di Michelangelo Antonioni con
Blow Up. Un fotografo immortala in una serie di scatti due amanti nel
parco: tornato nel proprio studio sviluppa le fotografie e ne realizza
degli ingrandimenti. Osservando attentamente uno di questi, si accorge
di una misteriosa presenza all'interno dell'immagine: la sagoma di un
uomo che si aggira con una pistola nel folto degli alberi.


In Profondo rosso di Dario Argento lo spettatore (insieme al
protagonista) vede l'assassino ma non lo sa. Il suo volto è
incorniciato in un quadro, immagine confusa tra altre. Ma la memoria
trattiene il dettaglio e solo ricostruendo la fuggevole visione il
mistero verrà chiarito.


È nell'oscurità tra un'immagine e l'altra che prende vita il mistero
del cinema. Sondare questo mistero significa spostare l'attenzione
dallo schermo all'occhio dello spettatore, per poi riportarlo verso
l'immagine proiettata. Perché il cinema esiste solo in virtù dello
sguardo: è il nostro sguardo che dà vita al cinema.