Concorso fotografico – Photovoice

 

L'idea

 

La città muta, cresce, si trasforma sotto gli occhi di "vecchi e nuovi cittadini”, diventando un mosaico di esperienze e storie.

Il concorso fotografico nasce dall'idea di raccontare attraverso le immagini come cambiano i luoghi in cui viviamo e come sono percepiti da chi li abita quotidianamente.

 

Il metodo

 

Il concorso si propone di utilizzare la modalità del photovoice, uno strumento caro alla psicologia di comunità. Attraverso una combinazione di fotografia e discussioni di gruppo, Photovoice consente di attivare i membri della comunità nell'identificare i loro punti di vista e utilizzarli come leve per il cambiamento sociale. Questa metodologia partecipativa, che promuove il dialogo tra cittadini e istituzioni, permette di evidenziare i cambiamenti nella comunità, che nello specifico ha come riferimento il territorio di zona 3.

Gli obiettivi principali di un photovoice sono:

- individuare i bisogni di una comunità;

- rendere protagonisti attivi i membri di una comunità;

- attivare dei cambiamenti influenzando attraverso delle immagini

 

Le macchine fotografiche saranno nelle mani dei cittadini e le immagini diventeranno la loro voce.

Questo strumento permette di rendere i partecipanti più consapevoli della situazione nella zona, consentendo di sviluppare un maggior senso di comunità, quindi di appartenenza, e dei fattori che concorrono a determinarla.

 

 

Nella pratica

 

Nella pratica, il photovoice consiste nel fare delle foto, nel nostro caso, ai quartieri, per evidenziare criticità, ostacoli, risorse e punti di forza, unendo sia il punto di vista architettonico che quello sociale.

Tutto il materiale che verrà raccolto durante il Photovoice potrà essere usato per presentare la situazione della zona vista con gli occhi dei cittadini al Consiglio di Zona 3, in quanto amministrazione locale, inteso come “detentori del potere del cambiamento”.

 

Il tema

 

VIVERE DI PERIFERIE - “Le periferie con i vostri occhi” -

 

Ai partecipanti al concorso si chiede di raccontare, attraverso la fotografia, come vivono e vedono la periferia, intesa come luogo di disagio o emarginazione, luogo dimenticato e di solitudine, ma anche come luogo di crescita e riscatto, sede di diverse iniziative da cui ripartire per costruire il futuro.

La periferia non è vista solo come luogo fisico, ma come sinonimo di “periferico” a livello umano: come luogo non vissuto e di passaggio per quanti ogni giorno la attraversano e "abitano" semplicemente per ragioni lavorative o di studio.  Una periferia umana, ma non per forza urbana, in pieno centro città.

La periferia è intesa anche come luogo in cui si snodano vite che si intrecciano senza mai toccarsi; la periferia come luogo più o meno immaginario in bilico tra un passato che non c'è più e un futuro che non arriva ancora. Una riflessione importante per vivere e intendere l’oggi ma soprattutto il domani, mettendo al centro ciò che per decenni è stato sempre marginale. Parlare delle periferie, nel bene e nel male, attraverso la fotografia è un modo per ridare vita e significato a luoghi e non luoghi dove ci sono risorse fisiche e sociali da valorizzare.

 

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